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Rosarno anno zero Stampa E-mail
martedì 12 gennaio 2010

   

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In queste ore la Calabria sta vivendo una grande tragedia, tutta Italia ne parla e sputa sentenze sul perché e su chi ha torto o chi ha ragione. Noi riteniamo che nella “vicenda Rosarno” non ci siano né vinti né vincitori tutti hanno perso!!


 

Il primo soggetto che ha subito un duro colpo è lo Stato; incapace come al solito di gettare uno sguardo verso questa regione martoriata da anni di malapolitica e di malaffare, di 'ndrangheta e di dissesto idrogeologico, di violenza e di indifferenza.

La situazione della cartiera di Rosarno era ben nota alle istituzioni, sia locali che nazionali, le quali in questi anni hanno permesso che nel cuore del Mediterraneo esistesse una situazione di schiavitù che non ha nulla da invidiare all'Alabama di metà Ottocento, fregandosene altamente delle sofferenze e degli stenti di questi nuovi migranti, lasciandoli nelle mani di persone senza scrupoli che esercitano su di loro il diritto di vita e di morte. Nuovi schiavisti che si mascherano da persone di rispetto”, benefattori incapaci però di accertare che l'unica vera differenza è il colore della pelle.

Non esiste posto in Italia dove i migranti vengono trattati come a Rosarno. Nelle peggiori delle situazioni hanno un appartamento dove magari ci vivono in dieci o quindici. A Rosarno un appartamento è un lusso che quasi nessuno dei circa duemila lavoratori può permettersi. Con una paga che va dai venti ai venticinque euro per dodici ore di lavoro, i cartoni o i silos dismessi diventano il ricovero per aver fatto un lavoro che nessun calabrese vuole fare.

Chi ha visto questa realtà non ha faticato molto ad associare “la Rognetta” ad un girone del purgatorio dantesco, con la differenza che a Rosarno non c'è espiazione e dopo un lungo soffrire non è previsto il paradiso.

Questo ha permesso lo Stato italiano in Calabria! Abbandono e miseria, soprattutto morale. Nelle trasmissioni televisive, sui giornali invece, ci propinano come soluzione a tutti i nostri problemi il ponte sullo stretto.

Noi, assieme a tutti i calabresi onesti che vivono questa terra con grande difficoltà, affermiamo che lo Stato italiano in Calabria ha perso.

Ma la cosa ancora più grave è che a Rosarno hanno perso anche i cittadini, quelli che non hanno niente a che fare con le 'ndrine, le persone oneste.

Hanno perso perché hanno subito una violenza che non meritavano e che non li riguardava; hanno perso perché questa poteva essere l'occasione per dimostrare quanto i rosarnesi potessero essere solidali con un popolo più sfortunato di loro; hanno perso perché continueranno ad essere tacciati per molti anni come paese di 'ndrangheta e come manutengoli delle famiglie che li vessano e li opprimono giorno per giorno.

Infine hanno perso gli immigrati, che non sono riusciti a trasmettere all'opinione pubblica italiana la loro sofferenza e la loro non vita, sfasciando auto, vetrine e strade si sono macchiati di un peccato originale che nessun italiano medio gli perdonerà mai.

Questo è il nostro tempo questa è la nostra terra. Come uscirne fuori? Forse una soluzione ci sarebbe, ma rinvia a una domanda antica che all'inizio del secolo scorso qualcuno si è posto: «che fare?»

 

                            ULUCCI ALì

 
 
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